Poesie scritte da Emanuele Chiodini ai concerti di Irene Veneziano

Questa poesia è stata scritta da Emanuele “affascinato” dalla foto di Mario Bianchi della prima pagina del vecchio sito

Miroirs d’Irène

Non ti ho mai sentita suonare.
Da vicino
Non ho ancora udito
I suoni
Figli delle tue dita.

Anche in mezzo agli altri
Testa fra le teste
Confuso tra timpani attenti
Alla voce della tua fantasia
Non ho ancora avuto modo
Di accostarmi
Di appoggiarmi
Alla tua musica.

Ti ho vista. Sì, ti ho vista
Riflessa
Coi capelli sciolti
Sulle spalle esili e chiare
Come in uno specchio
Che nudo
Rifrange
La concentrazione di un istante.

E tu, seduta
Ad affrontare
Con giovanile maestrìa
L’Arte che abbaglia
Il buio universale
la vita universale.

Giocano divertite
Le dita del grande polacco
Dal cognome francese.

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Poesia-canzone scritta dopo un concerto in duo con il violinista Pietro Fabris a Varese, in cui veniva suonata anche la Sonata di Ravel

Ravel scatenato blues (o, più modestamente, “Serenata di Ravel”)

Serenata scapigliata,
serenata blues, serenata blues..(ad lib.)..
serenata travolgente
con un ritmo rutilante,
serenata blues, serenata blues..

Martelletti dirompenti
sulle corde tempestati
tanti suoni rovesciati
da due mani assai sapienti,
serenata blues, serenata blues..

Rovesciati in fondo al cuore
da serate appassionate
che ti fanno immaginare
mondi nuovi, inesplorati.

Cieli nuovi, terrre nuove,
dove il pane quotidiano
non sarà più un miraggio
e i bambini della terra
giocheranno tutti insieme
col sorriso sulle labbra,
serenata blues, serenata blues..

Forse questa è utopia
o pensieri trasognati
come pale di mulino
che dal vento son girate.

Forse è solo un’illusione
ma una vita senza sogni
è un deserto inaridito
non ha senso camminare
senza un fiume d’emozioni,
serenata blues, serenata blues…

Serenata scatenata
serenata che ti culla
come un ramo d’azalea
ch’è sbocciato questa sera
sopra un’aura d’Irène
serenata blues, (1 vt)
serenata di Ravel!

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Poesia scritta dopo un concerto a Varese sul bis “Margherita all’arcolaio”

Margherita all’arcolaio

Rivedi chiaro, Margherita
l’armonioso lavoro della tue dita
e di giornate passate
a narrar vaghezza
a rammentare
con struggente dolcezza
l’amenità di una vita
attraversata
nel tempo dipanata
come l’assiduo filo
della tua fantasia.

Margherita
ardente giro d’arcolaio
gioia, poesia, malìa
gemma fiorita
e trecce bionde sciolte
a rinnovar d’immagine lontana
la passione
mai dimenticata
d’attimi d’eterno
fulgidi, presenti e vivi
mai sopiti
mai trascolarati.

Il movimento
ordinato e saggio
delle tue mani
inciso in suoni d’abbandono
disegna
in sontuoso vertice
di sempre nuova creazione
l’eterna necessità del mondo
d’amare.
Amore e morte
dolore e rinascita
sinonimi di realtà,
sangue che nelle vene scorre,
vita
sollevati a significati sommi
accesi dal cuore
sulle note
di Margherita.

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Poesia scritta sulla composizione di Irene Veneziano,  “Profumo”

Profumo

Viole sull’argine
rivolgono,
orientate dalla luce del giorno,
le loro corolle
verso l’anima
del Grande Fiume.

L’aria,
ancora leggera,
dischiude i battenti
di una Primavera sognante
e, ornata
dal suo tono maggiore
– fissato sull’invisibile
chiave del vento –
accompagna
a prima vista
il canto primitivo
della Natura.

Silenzio.

Solitudine
di un tono
ostinato,
voce presente
dei campanili
di Lombardia…

… e profumo sciantoso
di petali blu.

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Poesia scritta dopo un concerto a Milano con la flautista Anna Bazueva

Zucchero filato

Il cielo sopra il cortile
era il vero schermo su cui si rifletteva la trama
e mentre gli occhi seguivano
la giornata terminare
su un naturale nastro di vinile
la musica arrivava e ricolmava la scena.

E’ facile distrarsi tra i vicoli del vento
perchè
pur restando coi piedi a terra
aderenti
al suolo di un chiostro
che la storia ha blasonato
notavi con spontaneo stupore
il movimento
del pennino dell’inventore del tempo
che ne intingeva la punta nell’inchiostro
azzurro e bianco
e disegnava nella volta
nuvole
di zucchero filato.

In questo incontro di suoni e di colori
si mischiava in un compiuto binomio
il tocco stregato
sui tasti cesellato
da dita di velluto
e il soffio
magico, galante
dirompente
e a volte rotondo
creato all’occasione
da labbra d’oriente
incornicate di biondo.

E adesso
che la brezza distratta gira i fogli
e il crepuscolo teneramente si assottiglia
rimandi il pensiero
al giorno dopo
quando
nuovamente
bisognerà affrontare
frammenti spaccati di bottiglia.

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Poesie scritte dopo un concerto a Pavia

Congiunzioni Astrali I

Piramidi allineate
Deserti d’indaco
Templi Maya
Palazzi Aztechi
Cattedrali gotiche
Costruzioni perfette
Madonne nascenti
Figli ribelli
Molecole d’eternità
Zodiaci d’occhi
Rapsodie di stelle
Cuspidi di note
Brillanti supernovae
Fuochi d’artificio
Di vita e d’energia

In un cielo
Assai lontano
Risuona
Il linguaggio
Della nostra libertà

Congiunzioni Astrali II

Sarà questione di dimensioni
o di mondi inarrivabili
inavvicinabili
dalla nostra caducità
dominati come siamo
da falsi miti di potenza
in quest’oggi
effimero e volubile
che si è persa l’abitudine
di tirar su la testa
e guardare lontano
un po’ più in là
del limite del contingente

Chissà perchè
non si coglie la bellezza
di lasciar scivolare
sul lago ghiacciato
della nostra immaginazione
lettere, numeri, note
emozioni, sensazioni
angosce, sofferenze
volontà, sete di riscatti
scale di valori
e inesauribili richieste di salvezza
e pensare
in un ritaglio
di silenzio quotidiano
di riavvolgere
questo insolito bagaglio
in una sintesi continua
di se stessi
offerta libera
e gratuita
eucaristia di giorni che si susseguono
sull’altare
delle nostre, troppe
frangibili certezze

In fondo
o in verità
è nello schiocco di un istante
che sta
il codice genetico dell’universo
la concezione di una vita
il colore di un suono
l’invenzione di una formula
o di un meccanismo

Configurazioni celesti
equilibri di scritture ancora da svelare
condensati
in fantastiche cifre
di mirabolanti
congiunzioni astrali.

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Poesia scritta dopo un concerto a Oleggio

Rapsodia Spagnola

Di amanti abbracciati
correndo su un baio
tagliando l’aria
della prateria argentina
dal verde brillante del giorno
e dal fosco tranquillo
argentato di luna di notte
correndo, fuggendo
lontane sono le torri d’Aragona
verso la Terra del Fuoco
tetti di stelle
e baci appassionati
come in un quadro di Hayez
perdendosi, seguendo
la traccia impercettibile
di un filo di polvere d’oro
riflesso d’acqua chiara
tra capelli e spalle
perdendosi
amando
senza ragione
e senza confini
scrivendo nel tempo
una lettera d’amore
dalle cadenze latine
come le onde dei mari del Sud
giacimenti ancora ignoti
di rapsodici diamanti.

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Poesia scritta dopo un concerto a Milano

IdeaChopin

Quella notte d’inverno che Frédéric
chiuse il coperchio del piano
e smise di suonare
non gli sembrò vero di fermarsi
per un po’ di tempo a contemplare,

il moto delle sue dita ferme
come il ghiaccio dei Mari del Nord
ferme, sole, in attesa, pensanti ad aspettare
un nuovo sussulto del cuore
sistole e diastole scintille del creare,

pagine di nuova e ruggente poesia
migliaia di note messe in fila a raccontare
delusioni e illusioni di tante storie
anche storie d’amore finite in mille pezzi
cristalli raffinati di un doloroso ricercare.

Frédéric si mise a immaginare
come poteva essere la descrizione
finale e ordinata di quella violenta sensazione
prese una matita, tornò subito a scrivere
la Musica in testa gli venne naturale
e su quell’onda si lasciò andare;

scrisse tante note, quella volta partendo da un do diesis
un tasto strano, nero, sfiorato a caso in mezzo alla tastiera
un po’ per gioco, un po’ per mitigare
quello stato di inquietudine notturna
perenne, appassionata e foriera

di una giovane vita come la sua
spesa a interrogare, l’Idea che si fa Suono
passata velocemente, in modo travolgente
e consumata fino all’ultimo per lasciare
sulla terra paesaggi di chiarore.

Solo, in quell’istante Frédéric si accorse di volare.

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Poesia scritta dopo un concerto a Milano

Nuvole e ferite

Composto di fango e sangue
Ossigeno e spine
E’ quella cosa chiamata
Umanità
Rifrange in una pozzanghera
L’immagine tremolante
Di una nuvola
Seduta sulla terra
Una ferita di cielo
Dopo la pioggia
L’umanità respira.
La tua storia, nella Storia
A metà strada
Cammina spedita
Vicinissima d’ora in poi
Sara’ la linea d’arrivo?
O di un’altra partenza?
Insieme ferite e nuvole
Gocce di uno stesso cielo
Ti cingono attorno
Dimentichi la corsa per un attimo
Sciogliersi in un abbraccio
E’ sempre sintesi di realtà.
Ferite e nuvole si baciano
Compenetrazioni iridescenti.

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Poesia scritta dopo un concerto a Milano. “Il Carro di fuoco” è stato uno dei bis, composizione di Tiziano Bedetti

Il Carro di Fuoco

Non è detto che la potenza
si manifesti sempre
con le insegne del ferro,
forgiato e battuto
all’incudine paziente
dalla forza di braccia curvate
abituate da sempre a schiacciare
oasi di flebili, resistenti speranze.
Ragionevoli speranze,
rincorse di luce, a illuminare
un destino cifrato e nascosto.
La carta carbone delle ere
ha sempre tirato il cocchio della storia
verso le medesime soluzioni,
quasi sempre,
irragionevoli e beffarde.
Ma ci fu un tempo di Re e Profeti
annunciati dalla brezza del mattino,
chiamati dall’Altissimo ad irrigare
i solchi delle nostre domande.
Fu un tempo di grande potenza
dove pensiero e cuore, a fine corsa,
venivano rapiti in cielo
da cavalli e carri di fuoco,
fantastiche scale a supporto di
improbabili ascensioni e
imminenti ritorni.
Se dici: “Carro di Fuoco”
sei sulle ali di Elia.
Forse questa è la vera potenza.
E’ sinonimo, “Carro di Fuoco”
di bisogno d’amare e particelle d’Amore.
Materia prima, l’Amore:
neanche un’oncia andrà sprecata.
E ci sara’ un secondo un tempo,
scandito da un ritmo solare:
“Salite sul Carro di Fuoco
e ammirate l’essenza
della vera potenza”.

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Haiku-acrostico scritto sulla composizione di Irene Veneziano per flauto e pianoforte, “Rêve”

Rêve

Inestimabile idea di bene
Ragione di
Esistere
Nella quale
Esisti